La distruzione della Spina

La situazione urbanistica del rione cambiò per sempre nel 1936. In quell’anno il progetto di demolizione della spina, da parte degli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli, fu approvato da Mussolini e Pio XI e posto in esecuzione. Un accordo fra i due uomini di stato fu reso possibile dal nuovo clima di collaborazione fra lo Stato e la Chiesa che seguì la firma dei Patti lateranensi (“La Conciliazione”) nel 1929. Il 29 ottobre 1936 Mussolini stesso, in piedi su un tetto della spina, diede il primo colpo di piccone. L’8 ottobre 1937 la spina aveva cessato di esistere e San Pietro era visibile da Castel Sant’Angelo.

A causa della guerra i lavori furono poi interrotti. Nell’immediato dopoguerra, nonostante il clima politico e quello culturale fossero cambiati, il governo italiano e la Santa Sede decisero di portare a termine il progetto. Due propilei furono costruiti di fronte a piazza San Pietro (in quello meridionale fu incastonata l’antica chiesa di San Lorenzo in Piscibus), e due edifici monumentali furono eretti all’inizio della strada verso il castello. I lavori furono terminati in tempo per il Giubileo del 1950, con l’erezione di due file di obelischi (che i romani battezzarono prontamente “le supposte”).

Vicolo del Campanile di Borgo in un acquerello di Ettore Roesler Franz (1880 circa) La casa sulla sinistra in primo piano appartiene alla spina. Il campanile è quello di Santa Maria in Traspontina, chiesa parrocchiale di Borgo. Sul lato sinistro di questo vicolo è visibile ancor oggi un raro esempio di Casa Graffita del Rinascimento.

Il risultato fu che quasi tutti gli edifici del Rione situati a sud del Passetto furono demoliti e una nuova grande arteria, via della Conciliazione (così chiamata a causa del Trattato del 1929 fra l’Italia e la Santa Sede), sorse al loro posto. Pochi edifici importanti (Santa Maria in Traspontina, Palazzo Torlonia, Palazzo dei Penitenzieri) furono salvaguardati, poiché si trovavano più o meno in asse con la nuova strada.

Tutti gli altri furono o demoliti e ricostruiti con le fronti sulla nuova strada (come Palazzo dei Convertendi, ricostruito su via della Conciliazione, e le case di Febo Brigotti e Jacopo da Brescia, le cui facciate furono rimontate sulla nuova via dei Corridori), oppure (come le chiesette di San Giacomo a Scossacavalli e Sant’Angelo ai Corridori, erette rispettivamente su piazza Scossacavalli e lungo il Passetto) demoliti e mai più ricostruiti[43].

A parte alcuni disegni[44], non fu effettuato alcun rilievo dell’antico quartiere. La maggior parte degli abitanti, le cui famiglie avevano vissuto e lavorato in Borgo da secoli, furono deportati nelle borgate in mezzo alla Campagna, come Acilia. Ciò accadde fra l’altro poiché i nuovi edifici eretti ai lati della strada non avevano funzione abitativa, ma ospitavano uffici, alcuni dei quali usati dal Vaticano.

Il giudizio sull’intera impresa, controverso sin dall’inizio, sembra ora essere largamente negativo. Infatti, a parte la distruzione di molti antichi edifici e, soprattutto, dell’intero tessuto sociale, ciò che è andata persa per sempre è stata la “sorpresa” (tipica del Barocco), che ciascuno sperimentava quando, alla fine dei vicoli stretti e bui di Borgo, l’enorme piazza e la Basilica apparivano all’improvviso. Ora, invece, San Pietro appare nella distanza, appiattita come in una cartolina, così che anche il senso di prospettiva è andato perduto.

Durante gli anni trenta del novecento, estesi lavori di demolizione interessarono anche la parte nord-ovest del rione (via di Porta Angelica e via del Mascherino). Questi furono ufficialmente intrapresi per definire meglio il confine fra l’Italia e il nuovo Stato della Città del Vaticano. (Tratto da Wikipidia)

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