XIV rione di Roma

Il 9 dicembre 1586 (l’anno nel quale Domenico Fontana eresse in piazza San Pietro l’obelisco che un tempo si trovava nel circo di Nerone), papa Sisto V dichiarò Borgo quattordicesimo Rione della città. Il suo stemma rappresenta un leone (simbolo della Città leonina), con tre monti e una stella (simboli araldici di papa Sisto).

Lo Stemma di Borgo: di rosso col leone d’oro fermo avente nelle branche un ramo di pero fruttato di tre pezzi, addestrato da tre piccoli monti al naturale cimati da stella d’argento a otto punte; tutto sopra una cassa d’argento ferrata a tre divisioni, col motto “Vigilat sacri thesauri custos”

All’inizio del XVII secolo papa Paolo V restaurò l’Aqua Traiana, un antico acquedotto romano, e fece costruire diverse fontane (fra queste, quella progettata da Carlo Maderno in piazza Scossacavalli, ora rimontata di fronte alla chiesa di Sant’Andrea della Valle).

Papa Alessandro VII, dopo il completamento del bellissimo colonnato progettato da Gian Lorenzo Bernini (costruito fra 1656 e 1665), ordinò la demolizione del primo isolato di fronte ad esso. Egli venne così a creare la piazza Rusticucci, vestibolo di piazza San Pietro. Fra gli edifici che furono così distrutti, ci fu palazzo Branconio.

Durante il Settecento e il primo Ottocento la Città leonina continuò la sua esistenza pacifica e poté mantenere le sue caratteristiche. La borghesia abbandonò il rione per i nuovi insediamenti in Campo Marzio. Borgo divenne un quartiere abitato da gente semplice: artigiani o lavoratori presso il Vaticano, molto devoti ma al tempo stesso sempre aperti alle nuove idee, ed uomini di chiesa, i quali apprezzavano la vicinanza con la Santa Sede.

Molti venditori di articoli religiosi, chiamati paternostrari o coronari, avevano i loro negozi qui. Alla periferia del quartiere, in vicolo degli Ombrellari, una stradina vicino a Borgo Pio, vennero concentrate le botteghe dei fabbricanti di ombrelli, concentrate lì a causa del cattivo odore che emanava dalla stoffa verniciata. In Borgo Vecchio erano attive diverse piccole fonderie, specializzate nella fusione di oggetti artistici di bronzo. Un’industria particolare era quella della fabbricazione delle campane: l’ultima fonderia, situata nel vicolo del Farinone, chiuse intorno al 1995, dopo un’attività durata circa 450 anni. In Borgo prosperavano anche molte famose osterie, dove romani e pellegrini potevano ristorarsi.

Un’altra professione tipica degli uomini di Borgo era quella di boia. Infatti, il carnefice non poteva vivere od anche solo recarsi sulla sponda sinistra del fiume (“Boia nun passa Ponte“, era un proverbio romano), ma doveva rimanere sulla riva destra.

L’evento annuale più importante per il rione era la processione del Corpus Domini, la quale aveva inizio e fine a San Pietro, ed era guidata dal papa stesso. In questa occasione tutti gli edifici del rione erano pavesati con stendardi e bandiere.

Le cose iniziarono a cambiare di nuovo per la Città leonina durante l’occupazione francese sotto Napoleone. Il prefetto di Roma, Camille de Tournon, iniziò la demolizione della spina, ma il progetto dovette essere interrotto quasi subito a causa della mancanza di fondi.

Durante il Risorgimento Borgo, insieme con Trastevere e Monti, fu uno dei rioni dove l’opinione pubblica appoggiò con grande entusiasmo la lotta per l’indipendenza italiana. Quando, subito dopo il 20 settembre 1870, gli italiani offrirono al Papa la piena sovranità sulla Città leonina con tutti i suoi abitanti, questo causò dimostrazioni in Borgo. La mattina del 21 settembre, mentre di fronte a Porta San Pancrazio si svolgeva le cerimonia dell’onore delle armi ai reparti papalini, il generale comandante Cadorna ricevette la richiesta del Pontefice, prima in forma verbale da parte dell’ambasciatore prussiano e poi scritta dal generale Kanzler, comandante dell’esercito pontificio, di inviare truppe italiane ad occupare anche Borgo per garantire l’ordine pubblico dato che le forze pontificie erano state disarmate. Cadorna, pur lamentando che solo il giorno prima aveva acconsentito a lasciare a disposizione del Papa guardie nobili, palatine e svizzere, oltre ad una compagnia di gendarmi pontifici, proprio per evitare simili accadimenti, acconsentì a far presidiare dai soldati italiani anche le strade del rione. Va rilevato però che al plebiscito del 2 ottobre 1870 solo 1566 abitanti della Città Leonina votarono per l’annessione all’Italia, a fronte di 16590 aventi diritto al voto. L’offerta di mantenere il rione extraterritoriale e soggetto solo alla sovranità del papa fu in ogni caso rifiutata da Pio IX, il quale preferì invece dichiararsi prigioniero dello Stato Italiano e rinchiudersi nel complesso Vaticano. Il decreto regio dell’11 ottobre 1870 sancì pertanto il passaggio di tutta la città, senza alcuna esclusione, nel Regno d’Italia.

Dopo il 1870, le mura di Pio IV che proteggevano il rione a nord, furono demolite insieme con la Porta Angelica per facilitare la comunicazione con il nuovo rione di Prati. Fra il 1886 e 1911 un nuovo ponte, ponte Vittorio Emanuele II, posto poco più a nord dei ruderi del Ponte di Nerone, unì la nuova arteria di Corso Vittorio Emanuele con Borgo. Nei primi anni del XX secolo fu nuovamente ipotizzato di riportare il rione, o parte di esso, sotto la sovranità del papa ma alla fine con i Patti Lateranensi del 1929 solo la Città del Vaticano divenne de iure uno stato estero. (Tratto da Wikipidia)

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